LETTERA APERTA ALLE RAGAZZE DELLA 1a DIVISIONE e OPEN CSI
Riozzo, 24 febbraio 2010
Carissime,
è già da prima di Natale che avevo voglia di fermarmi un po’ con voi per parlare dell’esperienza maturata in questi ultimi 3 anni di pallavolo.
Tre anni sono tanti per la vostra età, pensate a come eravate 3 anni fa (avevate 14/15 anni) e come siete ora a 17/18 anni: da bambine siete cresciute e vi siete
trasformate in fantastiche ragazze.
Anche i vostri desideri, le speranze, le ambizioni sono diverse in confronto a quelli di 3 anni fa. Ma i valori come l’amicizia, la lealtà, il rispetto, il
coraggio, o le vostre caratteristiche personali dalla dolcezza alla testardaggine con tutte le sfumature intermedie sono rimaste invariate ... o meglio, mi correggo, sono migliorate perché ora
incominciate a gestirle nel modo più opportuno in base alle persone e alle situazioni che incontrate sulla vostra strada.
Spero tanto che l’esperienza legata alla pallavolo vi stia aiutando e continui a farvi crescere.
Le difficoltà sono aumentate rispetto a quando facevate l’U16, sia quelle tecniche legate strettamente al gioco della pallavolo, ma soprattutto quelle legate alla
vita in comune: sia con le compagne di squadra che con gli adulti che seguono la vostra avventura sportiva (allenatori in primis e i genitori, alcuni di loro sono
anche dirigenti della squadra).
L’amicizia è un valore grande, ma non possiamo pretendere di essere per forza tutte amiche all’interno della squadra, sarebbe troppo bello ma ... impossibile.
Il valore che deve legare il vostro gruppo è la lealtà tra tutte voi, è la gioia di stare insieme nella vittoria, è il coraggio di superare insieme una sconfitta. La
gioia di vedersi agli allenamenti che fa superare un momento di
difficoltà appena accaduto a scuola, la tristezza per una
discussione con i genitori, la delusione per avere creduto all’amore
di un ragazzo ... ma anche la gioia nella condivisione dei momenti
sereni che sono accaduti nella settimana (il buon voto in una
materia tosta, avere incontrato una persona favolosa e sperare
nell’amore, avere chiesto scusa al papà o mamma o fratello/sorella
per un comportamento sbagliato, ...).
Questo vuole dire stare insieme e condividere la propria storia.
Però siamo a un allenamento di pallavolo e non a una festa di compleanno e quindi devo essere consapevole che il mio malumore o la mia tristezza potrebbe fare
allenare male la compagna che fa coppia con me. Infatti se continuo a sbagliare l’esercizio assegnatoci e la compagna deve continuamente rincorrere il pallone non riuscirà ad migliorare il gesto tecnico
che l’allenatore ha spiegato e vorrebbe allenare attraverso questo esercizio di coppia. (Questo è un esempio, ma ne potrei fare tanti altri, oppure voi stesse potreste immaginare quali possano essere le
situazioni che realmente avvengono e che non vi mettono in grado di fare un allenamento costruttivo).
La condivisione dei momenti gioiosi o tristi e lo stare insieme in un gruppo che diventa squadra di pallavolo (o di qualsiasi altro sport) è il fulcro del successo
di ogni sport di squadra.
Quando qualche giorno fa sono venuta nello spogliatoio prima di un allenamento e vi ho detto "ragazze
non siete più bimbe piccole ... è ora di crescere !!!" non avevo nessuna intenzione di offendervi, ma la mia intenzione era
quella di provocarvi e di farvi riflettere sul fatto che siete
cresciute e che era ora di abbandonare certi atteggiamenti ancora da
"piccole". In
quel momento vi stavo chiedendo collaborazione in un momento
difficile ... vi chiedevo di non piangervi addosso l’una con l’altra
o l’una contro l’altra, alla ricerca di un capro espiatorio solo
perché avevamo perso una partita, o perché una gioca meno
dell’altra, o perchè ci si aspetta che gli allenatori ci trasformino
nella "Piccinini" di turno.
Gli allenatori non hanno la
bacchetta magica, i miglioramenti tecnici avvengono con tanta fatica
attraverso ore e ore e ore di allenamento.
Le partite si vincono se si
gioca come "SQUADRA" sia in campo che in panchina, le partite si
perdono se davanti a noi c’è una squadra superiore e bisogna
accettare di avere perso. Non dovete accettare di avere perso solo quando questo avviene
perché non si ha avuto il coraggio di affrontare l’avversario.
La pallavolo è un sport collettivo e non individuale. Vi ho detto molte volte: possiamo
schierare 6 giocatrici alte e bravissime ed averne altrettante brave
in panchina, ma se queste non giocano "col cuore" non fanno
"SQUADRA" e non arriveranno da nessuna parte, anzi si faranno
battere da 6+6 atlete alte "una spanna" ma con una grinta
da vendere e la voglia di giocare e divertirsi insieme. Quando entro in palestra e
vedo i vostri volti ... mi si allarga il cuore e divento felice
anche dopo una "giornataccia".
Siete tutte fantastiche quando vedo:
Il
cruccio di Paola B. quando non riesce a prendere una palla anche se
era praticamente impossibile e il suo volto sereno appena dopo
quando la compagna fa un bel punto.
Il giro della palla tra le mani
di Paola C. prima del servizio e il punto di domanda sul suo viso
quando la palla va in veloce e perfetta sulla mano del centrale.
L’espressione corrucciata di Sama quando non le viene una
schiacciata e il suo sorriso quando invece mette la palla a terra.
La grinta di Giulia quando fa un buco in palestra con una
schiacciata e il suo viso dolce quando fa stretching nel prepartita.
La sorpresa dipinta sul viso di Fede quando blocca la palla a muro e
la sua semplicità nel recuperare una palla che è andata in fondo
alla palestra.
La timidezza di Katia che si contrappone al suo
sorriso quando fa una bella ricezione.
La simpatia e la chiarezza
nello sguardo di Bitta quando guarda le posizioni in campo.
La
dolcezza nel volto di Serena e la gioia quando stampa la palla a
muro.
La vitalità di Chiara e la sua voglia di migliorare a tutti costi.
Il bellissimo sorriso di Postini quando è rilassata nel prepartita e
il suo sguardo che dice "adesso ti faccio un ace" quando è in
battuta.
Lo sguardo serio di Elena C. che si contrappone ad un
sognante sorriso quando riesce l’intesa col centrale, e a proposito
di sorrisi … Ilaria non è da meno in aggiunta all’eleganza della sua
elevazione in schiacciata.
Piva con la sua maturità abbina in giusto
modo dolcezza e grinta nell’incitare le compagne, il sorriso di Bea
quando fa il pallonetto alle spalle del muro avversario ... e i suoi
tuffi quando è in prima linea nel tentativo di recuperare palle
difficili (difficile vedere un centrale che si tuffa ...).
Bandi e la
sua voglia di recuperare l’infortunio e di dimostrare che non ha paura.
Sara con la sua serietà cronica che però non riusciva a
mascherare di fronte a un buon gesto tecnico ... mi spiace che abbia
deciso di smettere di giocare e che non è più nella squadra.
Siete un bellissimo gruppo e in teoria manca poco per diventare una vera SQUADRA.
Ma tutto è nelle vostre mani: credeteci prima voi, i vostri allenatori ci
credono e questo basta e avanza.
Non fatevi influenzare negativamente dagli atteggiamenti esterni, ma cercate di pensare
positivamente. Chi è accanto a voi in palestra tutti i giorni
durante gli allenamenti come chi è invece presente alle vostre
partite, sono i vostri primi tifosi anche se a volte lo sono
troppo ... ma cercate di capirli ... nessuno vuole giudicarvi e se
questo è quello che a voi sembra, parlatene subito, chiariamo e
evitiamo gli equivoci ...
Io sono la vostra prima tifosa e credo in voi.
Un abbraccio.
Annunciata
Clicca qui per scaricare una copia della lettera in formato PDF.